Il dentro e l’attorno

Il segreto sta nel rimanere dentro la cosa.

Ascoltavo tempo fa un’intervista ai fratelli Gallagher. Alla domanda del giornalista relativa ad una dichiarazione sostenuta a metà anni 90, Noel ha risposto che non ricordava quella frase citata. A quel tempo era infatti troppo impegnato a vivere la situazione rispetto ad accorgersi che la stava vivendo. Era dentro la cosa. Magari la sua dichiarazione avrebbe cambiato il corso della sua vita. O magari avrebbe portato a scoperte scientifiche miracolose, che ne so. Ma nel momento specifico della sua affermazione, non c’era modo di accorgersene. E tantomeno di immaginare il fermento attorno a sé.

Mi capita la stessa cosa quando affronto i miei piccoli inutili progetti. Sono piccoli inutili progetti ai miei occhi, poi quando li racconto o li vedo realizzati mi rispondono che è la più grande innovazione degli ultimi anni. Coloro che pronunciano queste sentenze fanno parte dell’ attorno. Ascoltatori implacabili, osservatori della realtà. Scrittori delle mie memorie. Gli attorno mi fanno domande, mi chiedono cosa va o non va. Sono attorno perché vivono attorno. Sono critici, giornalisti, arraffoni. Sono parenti e clienti. Quando scrivo un racconto, glielo faccio leggere. Se ad un certo punto inserisco un drago mi dicono “Non ti sembra eccessivo?”, ma io che sono un dentro, in quel momento trovo giusto che ci sia un drago. Poco importa se l’azione si svolge in un tribunale o nella casa di mia nonna. Se è giusto che in quel momento ci sia un drago, lo scrivo. Oppure, per fare un altro esempio: tempo fa ho pubblicato un libro con una casa editrice. Agli occhi di tutti ero diventato un eroe, di questi tempi sembra un’utopia pubblicare per una casa editrice, ma la cosa non mi gasava particolarmente. Era giusto mandare la mia opera alla casa editrice, ed era giusto che la casa editrice accettasse. Sono un dentro, loro sono attorno. Ai miei occhi non succede nulla di eccezionale, ai loro è una catastrofe o la cosa più bella del mondo.

Non so se sapete cosa sia una duodenocefalopancreasectomia. Un medico può leggere questo termine senza stupirsi più di tanto. Un ferramenta, un netturbino, un cabarettista magari – a meno che non abbia preso una laurea in medicina e chirurgia – può trovare la parola affascinante o meravigliosamente incomprensibile. L’operazione consiste nell’asportazione della testa del pancreas, del coledoco intrapancreatico, del duodeno, della prima ansa digiunale e della colecisti. Potremmo considerarlo l’intervento più difficile del mondo, ma ognuno ha una sua personale interpretazione della parola “difficile”. Il medico che ha operato mio padre, una volta finito l’intervento, è andato a salutarlo, per sincerarsi delle sue condizioni. Io e mia madre avevamo visto una simulazione dell’operazione su YouTube la sera prima e non avevamo dormito dalla spaventosità di quelle immagini. Lo abbiamo ringraziato con il tono di chi davvero si sentiva in debito di un favore. Avremmo comprato una cassa di champagne per sdebitarci. La sua risposta, la risposta di uno che era dentro la cosa, e che quindi non aveva la stessa percezione di noi attorno, fu un puro e semplice: “Prego”. Per poi uscire dal reparto e andare via.

In sostanza, ognuno è dentro e attorno in base alle situazioni.

La cosa più strana, equivocabile, fraintendibile è vivere una relazione sentimentale con il diritto di un dentro. Poniamo il caso che io regali alla mia dolce metà una vacanza in un resort meraviglioso alle Maldive. Valore stimato 10.000 euro. Lo faccio perché lo voglio fare, mi sento bene a viziare la mia dolce metà. Non mi interessano valutazioni sul caso. Poniamo quindi questo esempio. Io ti regalo questo resort. E tu mi dici che sono un irresponsabile. Che abbiamo le bollette, che sei incinta e dobbiamo stringere i denti. Dopo un’incazzatura ti ammorbidisci e mi ringrazi, “però non dovevi, lo sai che è costoso”. E io mica l’avevo valutato in quel momento. Ad un occhio da attorno mi sentirei dare dell’incosciente, dello scialacquatore, dell’irresponsabile. Ma era la cosa cui meno ambivo in quel momento specifico. E dal momento che era la cosa cui meno ambivo, ecco che mi sentirei dare del distratto. E dal momento che mi sento dare del distratto, ecco che… dove ho messo il portafogli? L’ho perso. Facciamo una pausa, riprendiamo la lezione dopo 5 minuti. Coffee break.

Intervallo. Irene esce dall’aula per fumare una sigaretta. Con il suo nuovo taglio di capelli a caschetto, il rossetto blu e la giacca primaverile si trova a suo agio e Marzo è il mese giusto per una rinascita. Kevin la raggiunge. È un tamarro calabrese con l’orecchino d’oro e i capelli lunghi, uno di quelli tutto moto e musica finto rock come i Guns and Roses o Jon Bon Jovi. Almeno, questa è l’opinione che Irene ha di quel genere musicale. Ha vissuto un periodo dell’adolescenza alla Fiera di Sinigaglia in  Porta Genova e vedeva chiunque indossare la T-Shirt tarocca dei Guns. Più la persona era squallida, più la T-Shirt calzava a pennello. Non poteva farci niente, era una legge scientifica ormai. Comunque Kevin è simpatico: ha fatto il classico, quindi ha il fascino dell’ignorantello ruspante che stravolge quelle due o tre idee di filosofia e latino ma è bello sentirlo parlare, con quell’accento sbagliato, è quasi bello, è quasi quasi da baciare, conserva un fascino ignoto ai più, quasi irraggiungibile.

-Bella lezione, eh?, le chiede, mentre si accende una Camel Blu, la sigaretta degli studenti universitari.

-Ti capita mai di chiederti se stai vivendo realmente la tua vita? Vivere intensamente, ma non solo questo. È proprio una questione di sentire che stai vivendo, sentire la potenza del tuo organismo immesso in un sistema naturale. Senza alcuna noia. Senza niente di superfluo. Solo esserci, ma esserci davvero.

-Mi sembra che tu voglia aspirare a diventare assistente del professore, o mi sbaglio?

-Un sacco di persone, magari anche dentro a questa stanza, non vive. Esiste e basta.

-Stai vivendo in questo momento?

-Baciami.

Non se lo lascia dire una volta di più. Immediatamente le loro labbra si scontrano, si fanno male, se non fosse per la magia delle loro salive, ora unite nel tentativo di rendere dolce il profumo della nicotina.
Mai si sarebbe immaginata di reputare affascinante la cultura media di Kevin, magari non approfondita nel dettaglio ma compresa nella sua formulazione più semplificata. Forse non si sposeranno ma avranno una relazione sincera. Forse non sarà Kieslowski, ma Vittorio de Sica. Non Ludwig van Beethoven, ma Bono Vox. Un buon compromesso, insomma. Quasi neanche un compromesso.

Rieccoci. Di cosa parliamo quando parliamo di attorno? Tutto ciò che non è vero, in un certo senso. La tua vita può sembrarmi molto affascinante. Ti vedo, sei un maturando con la barba incolta. Un bel ragazzo, a dire il vero. Hai la moto, qualche soldo da parte risparmiato non si sa come, la ragazza più carina della scuola al tuo fianco. Un cane affettuoso. Eppure tu non provi le stesse cose che provo io. Tu sei sempre alla ricerca di qualcosa. La tua vita è un non finito,  queste cose le provi solo perché sei dentro, ti stai dannando perché ti mancano dei tasselli essenziali per completare un’esistenza degna di questo nome.

-Sembra stia parlando di te- sussurra Irene all’orecchio di Kevin, sorridendo.

Kevin aggrotta le sopracciglia, come se questo gesto aiutasse ad ascoltare meglio.

In qualche modo, la morte è l’unico modo per frenare questo processo. A meno che tu non li abbia sfogati prepotentemente, i tuoi turbamenti, con il sopraggiungere della morte si annullano definitivamente. Nessuno li citerà in sede di funerale. Perché li sai solo tu. E anche se li avessimo conosciuti, i tuoi turbamenti, non li tireremmo mai fuori. Ci piace ricordarti per quello che noi vediamo, non per quello che sei realmente. Ci piace ricordarti come ti ricorderebbe un attorno, ed è giusto così.

Il Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan è un capolavoro del cinema contemporaneo. Quando lo guardi, ti senti letteralmente incollato alla poltrona, alzi la gamba e senti tirare la pelle perché è come se te l’avessero incollata per guardare quel prodigio di tecnologia.  Se poco dopo il termine delle riprese non fosse morto Heath Ledger non avresti percepito il disagio che il film procurava agli addetti ai lavori, quella sensazione di grande pesantezza aleggiante. Per loro era pane quotidiano, per noi una rivelazione sconvolgente.

-Ripensavo a quello che mi hai detto prima…

-E sei sconvolto?

-è pericolosissimo!

-Ovvero?

-Non dare spazio alla noia, alla lentezza della vita. Stando a quello che mi hai esternato, è come se volessi vivere una vita in continuo movimento, come se ogni arto, ogni muscolo, ogni frequenza del tuo corpo fosse totalmente elettrico.

-Non riesco a capire di cosa ti meravigli. E che cosa eventualmente ci sia di negativo in tutto questo.

-Dove poni l’importanza del riposo? Del naturale andamento della natura, per esempio. La descrizione dello spazio che ti circonda. L’abbandono dei sensi.

-Tutto quello che chiedo a me stessa è un’estrema concentrazione. Posso contemplare la natura, ma devo essere mentalmente attiva, rendermi conto che ciò che accade è un prodigio. Devo essere consapevole. Devo dirmi: sì, lo sto pensando.

-Esistono un sacco di agenti esterni che contribuiscono al tuo benessere. Un’infinità. Non puoi escluderli.

-No, se scelgo che non è così.

-Sei cieca.

-Sto per darti una prova, la più difficile di tutte.

-Fammi vedere.

Un alone accompagna il movimento della mano di Irene. Ne tratteggia l’andamento e la traiettoria. Cascano gli strumenti di cancelleria. Casca ogni inibizione. Gli occhi sbarrati di lui. L’erotismo elettromagnetico di lei. Si baciano, l’ardore prende forma in ogni frazione di respiro. Fa caldo. Senza rinunciare all’eleganza, lei si avvinghia sul corpo di lui e in modo del tutto naturale cadono, fanno rumore per rotolare sugli scalini dell’aula universitaria. Si spaventano attorno.

In questo modo non c’è battaglia che venga realmente compresa. Non c’è sconfitta tantomeno vittoria. Non c’è fatica. Chi combatte in prima persona e chi guarda il film della battaglia. Da che parte decidiamo di stare? Difficile rispondere a questa domanda. Anche quando vogliamo abbandonare la poltrona per viverla, è molto complesso diventare dentro.

Nudi al centro dell’aula, Kevin e Irene nel più mistico amplesso. Il mistero del sesso: non si capisce in fondo chi sia davvero dentro all’altro. Forse nemmeno di penetrazione si deve parlare, ma di incastro. Quando si parla di incastro si soddisfano entrambe le parti. Quando si parla di incastro non esiste attorno.

Non esiste un ponte. Non esiste un tramite. Non esiste un profeta. La stessa parola di un Messia arriva in modo sbagliato alle orecchie di chi sta attorno. La parola viene scritta in modo sbagliato e viene trasmessa in modo sbagliato. Tutto ciò che è attorno è completamente non dentro. Mi piacerebbe leggere i vostri appunti: è sicuramente pieno di cose che non ho detto.

Campanella. Lezione finita. Non dimenticate di prepararvi per l’esame. Tutti si rimettono la giacca, in modo molto meno automatico del solito. Guardano i due ragazzi copulare. Vogliono guardare, ma si vergognano. Vogliono andarsene, ma poi guardano. Guardano anche il professore: completamente soddisfatto della lezione terminato. Anche un po’ stanco di tutto questo parlare. Prende il cellulare. Un vecchio Nokia su cui compone il numero.

-Come stai? Ho appena finito la lezione. È andata molto bene. Mi vieni a prendere in università? Mi bevo qualcosa mentre ti aspetto. Ho voglia di vederti. Va bene, grazie. Ciao.

Mette giù il telefono. Prende la borsa, mentre aspetta che l’aula si svuoti, lentamente. Schiva il corpo di lei, calpesta due dita di lui. “Pardon”, dice, compiendo un saltello. I due corpi si muovono ancora forsennatamente, manca poco all’orgasmo. Lascia l’aula. Bella lezione, sì. Il segreto sta nel rimanere dentro la cosa.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...