Alococco: un racconto estivo

Ogni giorno, sulle spiagge, avviene una particolare forma di baratto tra l’uomo e il mare. Le onde che giungono a riva ci lasciano conchiglie in cambio delle orme.”

Lucio Corsi

EPISODIO NUMERO UNO: Questa mattina al mercato ‘ieva un batterio.

Questa mattina al mercato ‘ieva un batterio che si chiama lombrocolo, na specia di verme che si intrufola dentro agli ananas. “Andiamobbena” ho pensato e mi sono messo a pulizziare tutte le felle di ananas che vendo sulla spiaggia. Ho trovato due lombrocoli giganti che si mangiavano due felle, dovevi vedere com’erano, quanto il mio naso. Però poi di altri lombrocoli non se ne ho trovati, e così sono poi tornato verso il centro, ho bevuto il caffè al bar di Caronte al porto e ho iniziato la mia camminata. A mare alle 9 non ci sta ancora nessuno, solo i granchi che si pizzicano da soli. E io che tiro la carrighiola da almeno 50 anni su questa sabbia che diventa ogni anno più sporca. A Ferragosto ‘ieva un sacco di gente: pure se gli dici di mettere la mascherina, quelli si affossano lo stesso sulla spiaggia, tutti vicini ma con la mascherina. A me la polizia arriva un giorno sì e l’altro pure a controllare se ciò la mascherina, e tutti i cristiani che ‘ievano sulla spiaggia a Ferragosto, chissà se loro hanno avuto il piacere di incontrare gli sbirri. Comunque è pure vero che da Ferragosto in poi qui la spiaggia inizia a svuotarse. E pure per me fra poco comincia na nuova primavera, la settantacinquesima primavera della mia vita. La primavera di settembre. Quella che se fa mettendo le moneta sul tavolo e contando quanto sono i soldi che ho fatto da maggio a aora. Quella che me fa dì angora quanto tempo debbo lavorare, cosa me devo inventare de più per non morire prima del tempo. Gira la carrighiola gira, e porta con sé tutta la frutta buona. Gira pure sto giorno novo, vedemo come va a finì.

EPISODIO NUMERO DUE: “Hanno pescata la Madonna!”

A mezzogiorno arriva na voce che trapana le vestibola: “Hanno pescata la Madonna!”. Mi giro e ‘ievano dei ragazzetti che tiravano la statua della Vergine Maria verso la spiaggia. I più locali di tutti gritavano: “Fatela respirà” e tutti ridevano, come se na statua potesse respirà davvero. I turista nun capivano gnente e tornavano alle loro cuffiette. Pure due vigilanti so’ arrivati per distanziarci, minacciando de mette le multe. E così ‘sta Madonna è rimasta sdraiata sulla sabbia, bella, bellissima e bianga, come quelle bianghe che se vedeano in Chiesa quando facevamo i chierichetti. Uno archeologo che bazzica il bagno Walter da almeno 40 anni è arrivato e ha detto subito: “Qua va chiamata la Soprintendenza!”. Tempo un’ora hanno portato via la Madonna, che io manco ho avuto il silenzio e la congentrazione di fare na preghiera. Me ne so ito a urlare che ‘ieva il cocco fresco, ma diventava sembre tutto più caldo attorno a me. E me so fermato su degli scalini, me so bevuto una aranciata e ho pensato che la Madonna può stare in tutti i posti del mondo, ma quando viene al mare è sembre na sorpresa. Ho ripreso a camminà, perché tanto nun pranzo mai quando lavoro.

EPISODIO NUMERO TRE: La Madonna e le noci di mare.

Però quando che fa più caldo di tutte le altre ore messe assieme, me ne so ito a riva a puccià li piedi. Ho pensato ancora tanto a quella povera Madonna, e quando me so girato steva ancora lì, straiata. Li figli de li barbari, quelli che vengono dal norte a fare la villeggiatura, stevano tutti ritti che volevano aprì la Madonna, e infatti ce stava na sorta di apertura sotto li piedi della Madonna, e la continuevano a forzà, finghé nun l’hanno scassinata davvero e se sentivano dei pirati che trovano il bottino nee barche. Ciò provato a urlare “Che state a fffààà?” ma nun ce volevano sentì. Come hanno aperto la Madonna, se so scansati perché na foga micidiale li ha travolti. Tutta un tratto, quel pezzettino de spiaggia è diventato pieno de noci di mare. So delle creature piccole e viscose che parono come meduse, ma nun sono proprio meduse, nun fanno male, ma l’archeologo del bagno Walter quasi esultava che la Madonna era piena de ste noci, perché almeno nun inquinavano troppo sto mare e nun magnavano il cibo dei pesci, che a quello servono ste noci. Però che forza sto tesoretto! Tutto un deposito de noci di mare dentro la Madonna, che quando le toccavi quasi sparivano dentro le mano. Però quando che fa più caldo di tutte le altre ore messe assieme, me ne so ito a riva a puccià li piedi. Ho pensato ancora tanto a quella povera Madonna, e quando me so girato steva ancora lì, straiata. Li figli de li barbari, quelli che vengono dal norte a fare la villeggiatura, stevano tutti ritti che volevano aprì la Madonna, e infatti ce stava na sorta di apertura sotto li piedi della Madonna, e la continuevano a forzà, finghé nun l’hanno scassinata davvero e se sentivano dei pirati che trovano il bottino nee barche. Ciò provato a urlare “Che state a fffààà?” ma nun ce volevano sentì. Come hanno aperto la Madonna, se so scansati perché na foga micidiale li ha travolti. Tutta un tratto, quel pezzettino de spiaggia è diventato pieno de noci di mare. So delle creature piccole e viscose che parono come meduse, ma nun sono proprio meduse, nun fanno male, ma l’archeologo del bagno Walter quasi esultava che la Madonna era piena de ste noci, perché almeno nun inquinavano troppo sto mare e nun magnavano il cibo dei pesci, che a quello servono ste noci. Però che forza sto tesoretto! Tutto un deposito de noci di mare dentro la Madonna, che quando le toccavi quasi sparivano dentro le mano. 

EPISODIO NUMERO QUATTRO: Che fretta ‘ieva.

Che fretta ‘ieva… maladetta primavera. Arrivo a na cala piccola, che è quella dove no stanno ji ombrelloni. Da sopra sento sta canzona… che fretta i’eva… alzo nu poco lo sguardo e vedo un comizio de questi politici nuovi tutti verdi davanti al mare. Tutti sanza la mascarina. E allora impreco. Me metto la mascarina io, perché penso Nun è che forse mo fermano me, e quelli che nun devono esse fermati la passano liscia? E questi continueno con Che fretta ‘ieva… maladetta primavera… prendo il largo e taglio dal mare e grido più forte de tutte ALOCOCCOOOOO perché magari tra questi sanza la mascarina me trovo pure qualche cliente. Dentro l’acqua na fila incredibile di noci de mare, tutta attorno alla mia iamba, un caldo a dirotto e questi che se continuano a cantà Che fretta ‘ieva… Tornerei piu tosto a casache mettermi a cantà Che fretta ‘ieva, comunque anche se urlo ALOCOCCOOO non arriva manco un regazzetto a prende un cocco, e allora supero la cala, e finisco da n’altra parte. So stanco, me dico, magara mollo tutto e torno a casa, tanto chi se ne accorge. Però lo sento il portafoglio che me pare me dica Nun te fermà, e allora gli do ragione e mica me fermo più.

EPISODIO NUMERO CINQUE: Lu mare è pieno di pesci.

Lu mare è pieno de pesci. ‘ievano tutti sti regazzetti che esultavano per i politici, quelli che apriveno la Madonna e je toglievano le noci de mare, quelli altri che giocavano a racchettona, quelli a acchiapparella, e manco ‘n pezzetto de sabbia libero, manco no strato de pulizia, manco na mascherina, manco na folata de aria. E lu mare continua a esse pieno de pesci, tutti vicino alla riva, che pare che se sono persi da quanto stanno vicini alla morte. Un caldo che manco nel dumilatre, nel dumilaquattro nel dumilacazzo! E sta vecchiaia che me tiro sempre appresso, come n carretto de ananasse e cocco, come sto grido che continuo e continuo e continuo finché m’accascio, sì mò m’accascio sulla sabbia e BUM, finito. Me sembra quasi de vedella, la morte.
Ma poi un regazzetto, uno dei quei che nun stava da nessuna parte, solo per li fatti sua, mi sveglia tirandomi du schiaffi. OOOH, urla, TIRATE SU VECCHIARELLO. Me alzo, e penso che: no, nun è ancora il momento de morì. Già che ce stai, per sdebitatte, dice, me dai na fetta de ananasse? Ce mancherebbe.



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